Azzurro Opaco

Azzurro Opaco

Faceva discretamente freddino quando la baldanzosa coppia Petrucci-Malagò scaldò i cuori di tutti gli appassionati italiani di pallacanestro.
Ettore Messina si presentò promettendo “lacrime e sudore” di churchilliana memoria (lo so, vengono i brividi a leggere certi neologismi) e, con un torneo pre-olimpico da giocare tra le mure amiche, tutti finalmente abbiamo creduto di avere per le mani la medicina miracolosa per il nostro movimento in caduta libera.
Dopo 12 anni da quel favoloso argento olimpico ad Atene firmato Charlie Recalcati, finalmente sembrava chiaro a tutti come l’occasione per tornare a rivestire d’azzurro la competizione su parquet a cinque cerchi fosse quasi una pura formalità.

Oggi, a 5 mesi di distanza da quel lontano 20 gennaio, sbollita parte di quella sana incazzatura e delusione, siamo qui a chiederci cosa non sia andato, cosa mancasse per fare quel salto di qualità necessario per qualificarci e perché ad Agosto i nostri ragazzi rientreranno nelle rispettive società per riprendere ad allenarsi invece di farci sognare ad orari improbabili in diretta da Rio.
La sconfitta contro la giovane Croazia di Saric, Simon e Bogdanovic, che per altro avevamo agevolmente domato all’esordio nella manifestazione, ha evidenziato delle lacune caratteriali e motivazionali che non necessariamente devono essere attribuite ad un giocatore piuttosto che ad un altro, ma che son emerse chiare e nitide.
Non vogliamo nemmeno pensare che professionisti di quel calibro manchino della grinta e della fame necessaria per farsi trovare pronti ad un appuntamento simile e siamo sicuri che non sia così; infatti, è sufficiente guardare la determinazione negli occhi di Messina (oltre al suo curriculum) per capire come un giocatore privo della giusta cattiveria agonistica per competere a quel livello, non sarebbe nemmeno entrato dalla porta dell’albergo di Folgaria (sede raduno azzurro).
Nelle scorse estati i numerosi infortuni occorsi a Gallinari, Bargnani, Hackett e altri, avevano azzoppato (in senso sia letterale che figurato) la compagine azzurra ma per quanto riguarda quest’anno, di alibi e scuse ne troviamo decisamente meno.
Già il fatto che Messina abbia dovuto compiere delle scelte dolorose ed anche impopolari (solo noi italiani possiamo pretendere di capirne di più di Ettore), è emblematico al riguardo; tutti i migliori erano convocabili ed in salute e l’esclusione di giocatori del calibro di Della Valle, Polonara, Pascolo ed Abass ne è la conferma.
In uno sport spiccatamente di squadra come la pallacanestro è subdolo e profondamente sbagliato cercare dei capri espiatori per una débacle simile; Datome arrivato stanco dalle finali del campionato turco, Bargnani senza squadra negli ultimi mesi, Belinelli mascherato, Gentile reduce da numerosi infortuni durante la stagione e non in condizione, lo stesso Gallinari che ha terminato prematuramente la regular season NBA per infortunio e potremmo continuare ancora.
La realtà è che la caccia alle streghe preferiamo confinarla in qualche bar di periferia davanti a qualche aperitivo e la respingiamo in maniera netta e decisa; le cause per cui si perde una partita secca, senza appello, possono essere molteplici e non necessariamente ora è tutto da buttare e parimenti se avessimo vinto quell’overtime non tutto sarebbe stato da esaltare.

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Come potete notare è difficile mantenere le distanze da questo gruppo di ragazzi e l’uso, molto patriottico, del noi per quanto riguarda i loro successi e le loro sconfitte viene davvero spontaneo.
La sensazione penso coinvolga qualsiasi italiano amante della palla a spicchi tra i 20 ed i 30 anni, perché son nostri coetanei, son gli stessi ragazzi che incontravamo da ragazzini a spasso per lo stivale e che sono riusciti a fare della loro passione una professione e per questo il nostro trasporto è così vivo e la nostra delusione così cocente.
Questa generazione d’oro, arrivata a completa maturazione e finalmente con un condottiero del livello di Messina meritava una partecipazione ai giochi olimpici ed oltre al merito, siamo fermamente convinti che valesse quel livello di competizione, ma purtroppo così non sarà.
La carta d’identità per quanto riguarda le Olimpiadi non è amica; i vari Bargnani e Belinelli a Tokyo avranno 35 anni e non sappiamo se ci arriveranno con un biglietto di prima classe come quest’anno, con una partita secca da giocare davanti ai nostri tifosi.
Dispiace egoisticamente per noi tifosi da divano e birra che non potremo goderci una cavalcata olimpica, ma dispiace soprattutto per questo gruppo di ragazzi che non necessariamente tra quattro anni sarà così unito, in salute ed al completo come lo era quest’estate. Speriamo.

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Il ricambio generazionale non ci lascia del tutto orfani di ambizioni, infatti i ragazzi tra il 91 ed il 94 ci han portato in dote una medaglia d’oro ed una d’argento agli europei U-20 e possono contare su elementi del calibro di Melli e Gentile ed i giovanissimi Mussini e Flaccadori sono ormai pronti per la nazionale maggiore.
Resta però il fatto che due come Gallinari e Belinelli passano una volta ogni 50 anni e per sperare in un risultato di rilievo non possiamo prescindere dalla loro motivazione e dalla loro salute.
Messina ha già abbandonato il progetto azzurro, lo aspetta l’NBA, ci sarà Sacripanti a sostituirlo, dopo anni di successi con l’U-20.
La figura di Ettore non è bastata, ma era ben chiaro già prima, che nonostante la sua immensa esperienza e conoscenza di questo “giochino”, non fosse dotato della bacchetta magica per risolvere le ruggini post-Pianigiani ed i problemi di identità a lungo anelati. Peccato.
Resta il rammarico per una manifestazione che ha rivestito Torino (e non solo) d’azzurro, che ha illuso e poi deluso, che ha attirato le attenzioni mediatiche sul nostro sport ma che non ha condotto ad un risultato positivo e pazienza se ci toccherà vivere ancora per qualche anno nella nostra tanto amata nicchia di cestisti, in attesa delle luci della ribalta.

Passo e chiudo.



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