Coming Home

by Sandro Marelli | 22 luglio 2014 04:10

Questa è la storia di un ragazzino cresciuto in una periferia disagiata, come ce ne sono tanti altri purtroppo.

Questa è la storia di un ragazzino “from Akron Ohio, from the inner city”, cresciuto da una madre, la signora Gloria (pausa scenica) e da un padre… Ah no, fermi tutti, un padre forse era chiedere un pò troppo.. Padre non pervenuto.

Questa è la storia di un ragazzino che con la palla a spicchi ci sa veramente fare fin da subito, ci sa fare forse troppo e per questo viene paparazzato e seguito da televisioni e giornalisti già ad un’età in cui normalmente si è soliti ingaggiare le prime sfide con il rasoio da barba.

Questa è la storia di un ragazzino che, etichettato come un prescelto troppo presto, ce l’ha fatta, ha rispettato le attese e nemmeno ventenne ha cominciato a splendere sui parquet di tutta America, con la maglia della sua città, Cleveland.

Questa è la storia di Delonte West, ok dai, ora l’ho detto, ce l’avevo sulla punta della lingua, dovevo dirlo.
Questa è la storia di quel ragazzino, che divenuto un ometto ha trascinato una banda di dopo-lavoristi ad una Finals Nba al suo quarto anno nella Lega, per poi schiantarsi contro un muro nero-argento, già, proprio quel muro a cui state pensando…

Questa è la storia di una super star Nba che dopo 7 anni da professionista, schiacciato da paure e sensi di inadeguatezza tuttiumani ha scelto di abbandonare casa sua per cercare di togliersi quella etichetta di perdente che cominciava a frustrarlo non poco.

Questa è la storia di un 26enne con una stempiatura incipiente che decide di portare i suoi talenti a South-Beach (Miami) per salire sul gradino più alto, vedendo così i suoi detrattori aumentare a dismisura, troppo a dismisura, fiumi di detrattori ovunque!

Questa è ora la storia di un bi-campione Nba, di un bi-campione olimpico, di un quattro volte Mvp e di tante tante altre cose, ma cosa più importante, è la storia di un uomo maturo che si è levato di dosso qualche scimmia di dimensioni epiche..

Questa è una storia tutta americana, troppo americana, una storia che necessariamente deve avere alle spalle una troupe di sceneggiatori degni del miglior Spielberg, una trama redatta a tavolino, e non provate a farci credere che sia tutto frutto del caso..

Questa è la storia di quel ragazzino che decide di tornare a casa, del figliol prodigo che ritorna nella sua Cleveland (non proprio la località più ridente e memorabile del mondo) per cercare di portare la sua gente sul gradino più alto.


Before anyone ever cared where I would play basketball,
I was a kid from Northeast Ohio.
It’s where I walked.
It’s where I ran.
It’s where I cried.
It’s where I bled.
It holds a special place in my heart.
People there have seen me grow up.
I sometimes feel like I’m their son.
Their passion can be overwhelming. But it drives me.
I want to give them hope when I can.
I want to inspire them when I can.
My relationship with Northeast Ohio is bigger than basketball.
I didn’t realize that four years ago.
I do now.

Questa è una storia che regala uno spiraglio di romanticisimo dove non era lecito attenderselo.
Questa è la storia di Lebron Raymon James, una storia ancora da scrivere, ma che ha già il suo lieto fine.
Bentornato a casa Re.


Passo e chiudo.

 

 

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