Ho ancora la forza…

Ho ancora la forza…

Quel gesto compiuto chissà quante volte, proprio quel gesto che per uno sportivo è naturale come stiracchiarsi appena svegli, quel gesto che ti appartiene così tanto che nemmeno ti accorgi di farlo…che è tuo… che è parte di te…
Cosa non è andato? Cosa è cambiato dalle altre volte? Perché il mio corpo in questa occasione non è stato impeccabile? Si, sto parlando di un infortunio, ben pochi ne son rimasti immuni per quanto fosse più o meno grave.


Quel momento in cui il terreno della palestra si distende illimitato così vicino agli occhi, in quei pochi attimi in cui riesci a non tenerli chiusi per il dolore, nella visuale solo i piedi dei compagni e il palazzetto che assume una prospettiva mai vista, eppure credevi di conoscerlo meglio di casa.
Le lacrime che scendono dopo quell’urlo di dolore non sai se siano legate al male o al semplice realizzare che cosa sia successo, nervosismo o sconforto, perché non è solo un ginocchio, una caviglia o una spalla che si rompono, è molto di più, c’è qualcosa dentro che si è sempre sentito invincibile e che torna ad essere terribilmente vulnerabile.
Ci crediamo sempre un po’ eterni quando facciamo sport, indistruttibili e inesorabili, ma quando accade qualcosa tutte queste certezze crollano e torniamo umani in modo disarmante.
Mentre si vien trasportati fuori dal campo, in quel momento in cui si oltrepassa la linea è come se ti prendessero il cuore e lo stringessero forte in un pugno, chissà quando potrai varcarla ancora, fiero, con la tua maglia addosso a dire: “Sono tornato!”. Eccoti lì seduto in un angolo a realizzare l’accaduto, in quello strano momento di sconforto alternato a quiete in cui ci si crogiola nelle attenzioni di tutti ma che svanisce presto nella solitudine della sera, quando di dormire non se ne parla e la parte dolente inizia a pulsare come a ricordarti bene tutto ciò che ti aspetta… uno, due mesi o forse un anno?! Quante cose succederanno senza di te in quel campo?!
E allora vuoi sapere, sapere è diventato il tuo obiettivo primario, inizia una nuova sfida tra esami controlli e a volte un’operazione, in tutto quel periodo devi ritrovare te stesso, devi rimettere a posto una parte di te che probabilmente non sarà più come prima, ma con la determinazione che possa essere anche meglio! In questo tempo bisogna eliminare la paura e tornare a credersi invincibili, senza spazi vulnerabili, tornare a fidarsi del nostro corpo e credere che proprio lui che per una volta ha sbagliato ci riporterà ad essere forti!
“Ho ancora la forza” canta Liga in una canzone che a tratti sembra parlare proprio di tutto questo, si perché di forza ne serve tanta per rialzarsi e rimettersi in gioco, per tornare, togliersi dalla testa quella paura, per chi di partite e battaglie con se stesso ne deve vincere in continuazione la forza non può mancare mai… e come dice lui: “La mia parte ve la voglio garantire” lo si fa per se stessi, lo si fa per gli altri, lo si fa perché per uno sportivo non può esser diversamente.
Ho la fortuna di lavorare nel campo della rieducazione e ho visto gli occhi di chi vuole tornare in campo più forte di prima, sono quelle persone che ogni giorno arrivano alla soglia del dolore e all’affaticamento, che ogni giorno si avvicinano al limite e si migliorano, quelle persone a cui ogni tanto scappa una lacrima o un momento di sconforto perché il loro corpo non può contenere la voglia di tornare a fare ciò che adorano, le stesse persone che non mancano ad una partita che sia in casa o trasferta, che fanno i loro esercizi a fondo palestra mentre la squadra si allena e poi raccolgono i palloni.
C’è un modo per esser GRANDI anche quando non si può giocare la partita in campo, quel modo di esser forti che farà tornare un atleta ai suoi livelli con la consapevolezza che “dove ci sono muri ci son sempre porte”.



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