Jai Ho Kings!

Jai Ho Kings!

Scommetto che leggendo il titolo di questo misero articoletto vi dev’essere venuta in mente la colonna sonora del bellissimo film “The Millionaire”, o qualche danza imbarazzante in stile Bollywoodiano, o molto più probabilmente quella gnocca incredibile della cantante delle Pussycat Dolls, Nicole S. (non mi avventuro nello spelling del suo cognome perchè farei una figuraccia garantita) che ha prestato la sua voc.. OK, cha ha prestato il suo telaio da 10+ alla versione internazionale della suddetta canzone.

Nicole-SJai Ho in lingua hindi è una sorta di elogio, significa vittoria, halleluja e rappresenta anche una forma di ringraziamento molto gergale, sicuramente avrà altri 800 significati, ma teniamoci questi qui sopra per buoni. Fatto sta che è tutto il pomeriggio che ho in testa l’India, in questo triste pomeriggio piovoso (a proposito, il prossimo che sento dire la poetica frase “non può piovere per sempre..” lo prendo a schiaffi), ho fatto un pò di ricerche sul popolo indiano, su cultura e tradizioni, ho anche guardato la categoria “Indian” su youporn, ma.. non è che mi abbia entusiasmato più di tanto.
Lo sottolineo, sono un totale ignorante, se leggo India, penso a Gandhi, all’Induismo, al Taj Mahal, appunto a Bollywood e a poco altro, eppure questi sono più di un miliardo ragazzi… Dovrebbero pure avere un bacino d’utenza enorme per primeggiare anche nello sport, ma praticano solo robe elitarie di chiara derivazione britannica (polo, cricket ecc..), per non scordare gli 8 ori olimpici nell’hockey su prato… e potrei continuare con i puntini di sospensione… all’infinito…
Per fortuna che per noi malati della palla a spicchi esistono personaggi come Vivek Ranadivé, e voi vi chiederete: e chi cazz è?
Il ragazzo (di una volta) è un business man di livello internazionale, fondatore e presidente di diverse società multi bilionarie in ambito informatico, lauree ad Harvard, all’MIT e tante altre belle cose.. Ma quel che ci interessa è la sua passione di lunga data per la pallacanestro.
Ad oggi Ranadivè è il proprietario dei Sacramento Kings, dal 16 marzo 2013 dopo aver venduto la sua fetta di proprietà dei Golden State Warriors, un indiano è capo della cordata alla guida di una franchigia NBA, seppur di un franchigia leggermente nell’ombra.
Quando ho iniziato a seguire l’Nba, avevo circa 10/11 anni, non avevo la pay-tv nè tantomeno internet, quindi capirete che “seguire” è un termine eccessivo, si può dire che al massimo leggevo qualche rivista e passavo pomeriggi attaccato a qualche consolle antenata della PS4.

A quel tempo una squadra che molto mi affascinava, erano appunto i nostri Sacramento Kings di White Chocolote (Jason Williams), Chris Webber (quanto era dominante), Vlade Divac, Doug Christie e Peja Stojakovic, vi giuro che questo a Nba Live 2002 non sbagliava mai, mai e poi mai e mi sa che ne sbagliava pochi anche nella realtà. Questi ragazzacci erano veramente The Greatest Show on Court, uno spettacolo puro che infiammava  l’intera Western Conference e nel 2001-2002 con lo scambio Bibby-Williams, i Kings fecero il salto definitivo, stagione da 61 vittorie, eliminazione in gara-7 della finale di Conference contro i Lakers tra un’infinità di polemiche.. Arbitri spinti dalla lega a favorire i giallo-viola per forzare gara-7 e tante altre polemiche da bar sport che non ci piacciono proprio e che lasciamo volentieri al calcio, ma che ancora oggi a Sacramento ricordano bene.
Dalle stagioni successive iniziò la discesa, sempre meno vittorie, l’addio di Adelman nel 2007, i guai giudiziari con Ron “Metta-World Peace, Panda-Friend” Artest e tanto altro fino alle 17 vittorie ed il peggior record della lega nel 2009.
Nei due draft successivi le scelte di Tyreke Evans e Demarcus Cousins e la voglia di rinascita al grido di “Here we Rise”.. son passati 4 anni e qualcosa dev’essere andato storto, perchè di resurrezioni non ne ho notate.
Non più di un anno fà la franchigia è stata molto molto molto vicina ad abbandonare la triste Sacramento, capitale della California che proprio non ha niente della California stile O.C. e Baywatch che abbiamo in mente noi, niente Pamela Anderson e Marissa Cooper, ma Cheerleader che allo Staples Center non staccherebbero nemmeno i biglietti (cit. Avvocato), niente squadra in NFL o in MLB, niente di niente.
Siamo in piena era DMC15, ma siamo nelle mani di un potenziale Hall of Famer che però deve fare i conti con un paio di neuroni per ora troppo isolati, ci troviamo a fare i conti con una franchigia con grandissimo spazio salariale che però continua a non muoversi come dovrebbe nelle free-agency Per tutti questi motivi è inevitabile pensare ai Kings come ad una squadra troppo poco solida per dir la sua ad un tavolo come quello  della Western Conference.
Sicuramente l’avvento del nostro amico indiano può dare un briciolo di speranza ai poveri (giuro sento un trasporto empatico molto forte verso di loro) tifosi dei Kings e tutti istintivamente, facciamo il tifo per loro.
Ah dimenticavo, avevo deciso di scrivere questa sbrodolata di parole per annunciare l’ingaggio del primo giocatore indiano a sbarcare nella Nba, ma poi come spesso mi succede mi sono perso per strada.
Sim Bhullar, perticone di ben 2 metri e 26 centimetri con un piede lungo come il mio divano ha firmato un contratto proprio con i Sacramento Kings e vi giuro che la visione della parata indiana a New York City con il buon Sim ed il pres. Vivek in prima linea, non è essenzialmente un video che vi consiglierei di vedere, ma almeno, son cose che non si vedono tutti i giorni.
Le prospettive future a tinte arancio-bianco-verdi (indian flag) non sono ancora ben chiare e sicuramente non entusiasmanti; le note positive non sono troppe per il momento, han perso il furetto Isaiah Thomas destinazione Suns e dall’ultimo draft han pescato Nik Stauskas, tiratore micidiale in uscita da Michigan ed ennesima scommessa in stile Fredette.
In questo panorama grigino (per usare un eufemismo) per lo meno i nostri Kings potranno contare su un miliardo di tifosi in più direte voi; la mia sensazione tuttavia è che l’approdo del già simpatico Bhullar tra le stelle Nba, non sia proprio tra le prime news dei notiziari e che il suo percorso a stelle e strisce non avrà il seguito del Yao Ming di turno.
Ad ogni modo, forza e coraggio Kings, come cantava Daniele Silvestri: “più in basso di così non si poteva andare, più in basso di così c’è solo da scavare…” Jai ho Sacramento!

Passo e chiudo.



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