La concezione dell’attimo

La concezione dell’attimo

Lo sport è Attimo e Dettagli. Per definizione.

E quell’attimo può trovarti spiazzato, puntuale, accoglierti, sfuggirti.

Il rigore è l’atto istantaneo per eccellenza, la sfida perfetta. Decisiva, ma con una componente tecnica chiara, e un fischio di un arbitro da aspettare: è un evento, più che altro. L’attimo invece arriva, non sai che è quello decisivo se non nel momento stesso in cui, inesorabilmente a volte, arriva.  In forme e modi molto diversi.

Il cogliere l’attimo
Bradbury, Steven, Olimpiade invernale nella Terra dei Mormoni … un video cult del web per una medaglia d’oro piovuta dal cielo. Lo coglie senza accorgersene, caso limite: l’australiano sul ghiaccio però non è solo uno lì per caso, come il video fa apparire. Non tutti sanno che era uno vero, prima di una recisione dell’arteria femorale, 111 punti di sutura e poi una frattura della zona cervicale. Fino a Salt Lake 2002 ci arriva di volontà pura, per esserci. Una determinazione feroce, premiata. Forse oltremisura, ma bello così.


 

E l’attimo lo coglie anche il Toldone nazionale, Francesco Toldo classe ’71, in Nazionale prima Peruzzi e Pagliuca, poi Buffon a chiuderlo. Eppure nell’unica vera occasione da titolare, ad Euro 2000 decide che nella semifinale vuol far piangere una squadra, uno stadio arancione da far male gli occhi, una Nazione. Un attimo dilatato 120 minuti e rigori, in cui sembra impossibile segnargli, rigori, pali, uscite. Un attimo dilatato, interminabile, chiuso da un urlo feroce all’ultimo rigore parato e l’Olanda ammutolita. Un attimo che dura anche in Finale, ricordo doloroso, e al gol di una Francia dominata: quarto minuto di un fin troppo generoso recupero. Supplementari e ciao Europeo, in un attimo, anche lì.

EM EURO 2000 Halbfinale ITA - HOL n.E. 3:1

 


Il vivere l’attimo
E se per Toldone quello è un lunghissimo attimo all’interno di una carriera, a volte per qualcuno la carriera è un attimo. Bob Beamon è IL salto di Bob Beamon. Una vita un po’ storta, razzismo strisciante e non sulla pelle sotto forma di insulti e qualche botta, una moglie che ti pianta poco prima di partire, tanti debiti e tanti dubbi. La sera prima della gara una bevuta di quelle che ti ricordi, poco sonno e voglia di mandare tutti al diavolo. E magari ricordi annebbiati dal momento del risveglio fino all’attimo in cui ti ritrovi sulla pedana di terra battuta e tocca a te, il tuo primo salto più lungo che puoi in questa Olimpiade Messicana, dove l’altitudine è tanta, si respira poco e forse non c’hai neanche più voglia di starci qui.

Che ci avrà messo Beamon in quell’attimo me lo chiedo ogni volta. Bob Beamon, che stacca su una pista di terra e atterra trent’anni nel futuro; 8,90 fuori concorso. Talmente troppo che per capirlo quell’attimo ci vuole qualche minuto e poi un lasciarsi andare in terra. La gara finisce di fatto lì, in tutti i sensi, con la pioggia a rendere la pedana una fanghiglia. E anche la carriera di Beamon è quasi tutta qui, scivolata nella pioggia e nell’impossibilità di ripetersi, forse sopraffatto dalla grandezza di un attimo perfetto.

E poi c’è l’attimo decisivo. E a volte il Momento divide, mette due avversari, due persone, due sportivi da due lati, quello giusto e quello sbagliato, o anche solo quello del “poteva essere l’attimo”di una vita.

beamon


Questioni di millimetri e istanti.

Forse col tempo ci entrerà anche Germania Italia del 2006, o solo i suoi supplementari. Ma per ora le Partite della Nazionale, quelle più Nazionalpopolari, quelle vere sono due (al netto dell’urlo pazzo di Tardelli e il “non ci prendono più!” presidenziale).
Azteca, 1970, 4-3 con Rivera di piattone alla Germania coi televisori accesi nel cuore della notte.
Italia – Brasile 3-2 1982, dentro fuori contro il Brasile più bello di sempre salvo per il centravanti.

Ed è in questa seconda, nel  caldo dello stadio (defunto, demolito a fine anni ’90) Sarrià, lo spartiacque che divide il destino, che lascia due uomini dalla parte opposta dell’attimo.

Lo sappiamo tutti come è andata, inutile raccontare la partita già raccontata in ogni modo e forma; forse è bene solo ricordare il clima che precede quell’attimo: gol annullato ad Antognoni (regolarissimo e nessuno se lo ricorda, chissà perché) e la paura della beffa su quella punizione dalla destra.

Dalla parte giusta dell’attimo c’è l’italiano, e questo fa piacere a noi. Dalla parte giusta c’è anche quello che dei due è il più Campione, e questo fa piacere allo sport.
Dino Zoff e Oscar. Scampoli dal 90’, come dicono quelli bravi: portiere Vs attaccante, anche se per ruolo è difensore e un Martellini al microfono travolto dal pathos lo scambia prima per Pablo Isidoro e poi per Leandro.
La palla colpita di testa, forte e bassa, fuori figura del portiere, angolata: avesse colpito un metro più avanti Zoff non ci sarebbe arrivato e invece non solo ci arriva ma blocca.

Sulla linea; non oltre ma ci vuole un attimo a capirlo e ogni volta che la rivedi quell’inzuccata di Oscar hai paura che ancora gli sfugga dalle mani e invece no, Dino si alza e fa no, con la voce e il dito indice e la forza e la rabbia di chi quel no lo grida ad arbitri e avversari e anche a chi magari ha detto (mai in faccia, sia chiaro) che a 40 anni sei finito e se ti tirano da lontano non ci vedi più.

E se quell’attimo fosse stato quell’attimo in ritardo? Se avesse varcato la linea di gesso? Il più forte portiere italiano di sempre (Buffon più precoce, ma guardate dei video anni 70 e vedete qualcosa di tecnicamente e di riflessi che ha dell’incredibile) sarebbe stato mangiato da una stampa già all’epoca banderuola e ingrata. Invece dall’altra parte resta Oscar. Che va avanti nella carriera in mille paesi e campi e ad ogni intervista, in mille occasioni, parla di quel “se fosse entrata” a salvare il più bel Brasile di sempre. E’ stato un attimo, e da quell’attimo non ti schiodi più, come un pallone fermato sulla linea.

(ps:  Le emozioni del protagonista di quella parata e tanto altro le trovate nella autobiografia di Dino Zoff (scrive proprio lui, non un giornalista a raccoglierne i pensieri) da poco uscita: si chiama “Dura solo un attimo, la gloria”. Anche qui quella parola, ma declinata in maniera diversa. Un libro particolare, inaspettato e vero. Anche se non siete amanti del genere, ve lo consiglio).


ParataZoff



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  1. Enrico Piazzetti
    Enrico Piazzetti 26 gennaio, 2015, 12:20 Reply this comment

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