Breaking News

  • No posts were found

L’epopea del superuomo: Fabio Caressa

L’epopea del superuomo: Fabio Caressa

“Narrazione poetica di gesta eroiche; poema epico, o ciclo di poemi, che raccoglie in unità organica racconti leggendari”.
Scomodo l’enciclopedia Treccani per fornire una degna definizione di “epopea”, termine epico che la mia mente calcistica riconduce miserabilmente al soggetto in questione: Fabio Caressa con furore.

Lo ammetto, ogni volta che ho il triste “piacere” di seguire attentamente un big match alla tv commentato dalla sua voce, o, peggio ancora, lo vedo e lo sento condurre quello sciagurato post-partita di Champions League, mi sento pervaso da un sentimento di tristezza cosmica. L’argomento è scontato ai miei occhi, ma, per dovere di cronaca, mai davvero affrontato alla luce del sole.

La “sfavillante” carriera da telecronista di Caressa la conosciamo tutti, soprattutto dopo l’impennata di successo per grazia ricevuta dal trionfo italiano al Mondiale 2006, primo integrale di Sky, subito Italia vincente accompagnata dalle sue gloriose introduzioni. Ma in quel momento, sbronzi ed euforici per il successo tricolore, non ci siamo resi conto di aver firmato la nostra condanna. Il vate Fabio, a partire da quel mese di gloria, ha cavalcato le ali del successo e non si è più fermato, e qui sono fattacci nostri, perchè oggi è direttore tuttofare di Sky Sport, e nessuno lo può fermare.

Sì, perchè chiunque ami il calcio non può non essere disturbato dalle sue telecronache enfatiche e retoriche.
Caressa non fa la telecronaca di una partita di calcio, no. Fabione esercita un diritto da lui stesso creato: rendere l’evento sportivo privo di significato alcuno al cospetto del suo racconto (e magari lo fosse). Il suo fare tende a spostare l’interesse dal match al suo proliferare impegnato nell’autocelebrazione. Al buon Fabio non interessa lo spettatore, figuriamoci l’evento sportivo.
Caressa non fa semplicemente il telecronista, no. Lui fa il telecronista e il commentatore, e il commentatore del commentatore.
Ci fornisce puntuale passi del regolamento riuscendo nell’impresa di non farsi capire, o, alla meglio, di aumentare i nostri dubbi amletici.
Si considera tuttologo, esperto di fisica quantistica e nucleare, scienza dello sport, medicina, biologia, chimica, astronomia.
Si impegna a sciorinare frasi fatte da osteria abilmente inserite in un contesto da racconto di guerra.
Ci delizia con un delirio di risate e vocaboli da mercato del pesce come se non fosse l’incaricato al racconto di una partita in diretta. Lo vedrei bene svaccato sul divano in mutandoni e canotta, birra in mano, patatine sbriciolate sul petto, e, perchè no, accompagnato da qualche rutto sagace. E la sensazione aumenta quando la tortura si manifesta in studio post-partita di Champions League. Addirittura, in questo caso, il Sommo Fabio è conduttore, si fa per dire. E qui è ancora peggio, un “one man show” accompagnato da altre illustri menti geniali del calcio: provare per credere, perchè da descrivere è probabilmente impossibile. Logorroico, estenuante, delirante (di onnipotenza), tanto da poter ridurre la figura del commentatore tecnico a semplice spalla da fustigare qualora non annuisse al suo palmares di minchiate (“sì Fabio” cit. Beppe Bergomi). 
Magnanimo Fabione, quando ci avvisa:  “Legatevi alla sedia, sarà una paRhtita di ghRande Rhabbia e ghRande ghRinta”. Noi ci leghiamo alla sedia, ma magari azzeriamo il volume della tv e ringraziamo Sky per non aver ancora introdotto la CaressaCam.

Il 13 Luglio 2014 appare un articolo non particolarmente benevolo nei confronti di Fabius firmato Aldo Grasso sul Corriere.
Puntuale, sette giorni dopo, su richiesta proprio allo stesso giornale, l’intervista-replica di Caressa. Perchè lui no, non è permaloso (a suo dire), però le critiche non possono avere l’ultima parola.
DOMANDA: “Fabio Caressa, 47 anni, telecronista, è stato – con Nicola Rizzoli, 42 anni, arbitro – uno dei pochi italiani ammessi alla finale mondiale. Quali sono i fondamentali del suo mestiere?”
RISPOSTA CARESSA: “La telecronaca viene affrontata spesso in termini stilistici, ma la telecronaca è fondamentalmente cronaca. I tre aspetti basilari sono: beccare i giocatori; conoscere bene il regolamento; guardare il monitor per avere corrispondenza con quello che gli spettatori vedono a casa”.
DOMANDA: “L’errore più grosso?”
RISPOSTA: “Non ho dubbi: sbagliare un giocatore”.
Grazie nostro eroe. Va detto che, tra le altre cose, di nomi ne azzecchi ormai ben pochi.

Raccontare calcio significa raccontare emozioni alla gente. Capitan Caressa fa esattamente il contrario: racconta alla gente le proprie gesta, lontano dall’essere emozionanti.
Il nostro eroe è alla deriva, ormai nell’abisso del protagonismo, dell’autocompiacimento, del selfie. Esatto, caro Fabio il Narciso, “Let me take a selfie”, no?


Related Articles

MASSIMO “CE LI HO TUTTI” FERRERO

E’ stata questa la risposta del neo presidente della Sampdoria quando gli è stato chiesto quali fossero i suoi difetti.

Ritratto di Steven Gerrard

Dopo quella caduta la sua vita non è più la stessa – né lo sarà mai più. E’ il ventisei

Siamo tutti C.T. – Il Fantacalcio come malattia nazionale

  L’Italia è un Paese fatto da 60 milioni di Commissari Tecnici. Parliamo di calcio, ovviamente. Non so chi sia

nessun commento

scrivi un commento
ancora nessun commento puoi esser il primo a commentare questo articolo!

scrivi un commento

il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.
i campi obbligatori sono contrassegnati dal simbolo*