#Mazzarrivattene: il canto del cigno?

#Mazzarrivattene: il canto del cigno?

Non riesco a togliermi dalla testa i convenevoli post-Firenze (3-0) di Coach Mazzarri from S.Vincenzo: “Non parlo perchè ogni cosa che dico non va bene”, oppure “Abbiamo dei problemi fisici e anche altri che non posso dirvi…”, ed anche “Se vi raccontassi le cose come stanno…”. Cos’è? Il segreto del Sacro Graal? Mister, suvvia. La verità è un’altra, evidente, lampante, chiara, semplice: le scuse sono finite anche per te. Dopo i sette gol presi tra Cagliari e Fiorentina, il tecnico arranca alla luce del sole, si aggroviglia e si ritorce su se stesso, cerca di appigliarsi ad un aggancio che non regge più, in nome dell’unica cosa che gli interessa, ovverosia, difendere se stesso e la sua carriera intonsa trascritta su Wikipedia.

Non riesco a togliermi dalla testa neanche quella sua mano blu che lo accompagna ormai da un mese a questa parte, quella fasciatura così aliena, così innaturale, così bionica, così fuori posto. E mi sembra così fuori posto come te, Mister, sempre più lontano dal pianeta nerazzurro, sempre più in difficoltà, sempre meno sereno, sempre meno convinto.
Non ho velleità da espertone in questo scritto, lungi da me, né scopi precisi. E’ solo che più osservo quel ditone in panchina, più penso che sia lecito analizzare la situazione Inter all’alba di Ottobre. Ed è lecito puntare il dito contro Mister Walter Mazzarri. Proprio quel cicciotto ditone blu. E proverò a farlo senza pietà alcuna, come se fossi obbligato a scrivere un flusso di coscienza di aggettivazioni.

Mediocre. Come il tuo 3-5-2 ostinato, senza capo nè coda. L’analisi tattica sarebbe infinita e se dovessi sedermi al tavolo di un bar sport con te la sciura Maria al bancone ne sarebbe alquanto felice visto che, ci mancherebbe, offriresti tu le bevande per la discussione, dall’alto del tuo stipendio annuo di 3 milioni e passa di euro netti nettissimi. Possiamo passare ore a parlare di una difesa a tre forzata che senza valore aggiunto è, tatticamente, un autogol (e tu dirai, come al solito, “Sì ma io sono stato il primo a farla nell’era del calcio moderno”, oppure “La Juventus di Conte me l’ha copiata e ci ha vinto tre scudetti di fila”. Sì, certo Mister). Possiamo litigare sull’utilità di due “terzini” costretti a macinare kilometri su tutta la fascia e a puntare l’uomo, saltarlo e a fare la differenza. Obbligati a figure bislacche da un modulo che, semplicemente, ha più difetti che pregi.

Limitato. Come nella tua visione globale della comunicazione nel calcio di oggi. Dichiari di esserti aggiornato, ma dici anche di essere stato obbligato per “stare al passo con i tempi”. Leggendo tra le linee, è qui che crolla la baracca. Il salto di qualità ad alto livello esige lo studio e la preparazione del rapporto con i media. Tu non lo hai fatto, non lo fai e non lo farai. Utilizzi le interviste post-partita per sciorinare scuse sul pessimo andamento del match. E, intervista dopo intervista, siamo certi di averti capito: qui si parla di un allenatore preoccupato di difendere la propria carriera, non disposto a sacrificare la propria immagine di “mai esonerato” a favore dei colori che rappresenta.

Provinciale. Come mentalità e, di conseguenza, anche tatticamente. Perchè, a differenza tua, i grandi allenatori non sono prigionieri di limiti auto-imposti dal proprio ego. Non dovrebbe andare male, ma se così fosse, come effettivamente sta accadendo, il piano B deve essere pronto, utilizzabile e credibile. WM, il tuo piano B io non lo vedo proprio. E l’improvvisazione è la dimostrazione palese dell’impreparazione di una squadra a qualcosa di diverso da una partita da provinciale. Ma, indipendentemente dalla classifica, l’Inter non lo è e non lo sarà mai. Né possono esserlo i suoi allenatori.

Umile? No, Walter, tu non sei umile. Sei di umili origini calcistiche, hai fatto la gavetta, e questo ti fa onore, ma è un’altra cosa. Non è umile che si preoccupa solo di se stesso medesimo. Non è umile chi pensa al rischio di fallimento personale anteriormente a quello del gruppo. Non è umile chi si dichiara umile. Non è umile chi non cambia mai. Non è umile chi continua a pensare di poter ricreare il “miracolo Reggina” in un club come l’Inter. Non è umile chi, invece di concentrarsi su come diventare un po’ più “interista”, si nasconde dietro a scuse che aumentano il distacco già siderale con l’ambiente nerazzurro. E non sei neanche furbo, caro WM, perchè se tu avessi studiato la storia del tuo club d’appartenenza avresti notato come gli allenatori sanguigni, “patriottici”, difensori di ideali precisi, pionieri di una fede, siano poi quelli che hanno avuto successo all’Inter. Non è un caso.

Moderno. E’ vero Mister, non hai dei fuoriclasse in rosa. Ma la tua squadra, ancora oggi, non è una squadra. Semplicemente è un insieme di giocatori disposti in campo in attesa che succeda qualcosa, e se quel qualcosa succede si spera che sia buono e non troppo difficile. Responsabilità? Ormai, in buonissima parte, tue, Coach, perchè dopo un anno e spiccioli il beneficio d’inventario è abbondantemente archiviato. E la modernità che proclami (recupero palla in zona alta, transizioni veloci, palleggio rapido e verticalizzazioni ostinate) non si è mai vista nella tua Inter, ne si può godere altrove, eccome.

Tenace. Sì, solo all’apparenza. Perchè ogni squadra è il riflesso del proprio allenatore. E vorrei poter scrivere di una squadra con un’anima guerriera, ma tante sono le volte che ti ho sentito proclamare la volontà di inculcare ai giocatori “lo sguardo della tigre” quante quelle in cui ho visto solo “lo sguardo di undici piccoli gattini smarriti”.

Inadatto. Semplicemente inadatto ad allenare una grande, come l’Inter, che al di là del momento storico, almeno nel nome, lo è. Inadatto per tutti i motivi sopra elencati, e perchè non è un caso che l’Inter continui a fare una tremenda fatica contro chiunque, soprattutto contro se stessa.

I fischi? Beh, Mister, il pubblico di S.Siro è esigente, anche troppo. Ma le motivazioni sono più che lampanti. La tua Inter è gelida, non scorre sangue nelle vene dei suoi tifosi, nessuno ha voglia di alzare il proprio culo dal seggiolino quando la squadra è sotto a S.Siro, tanto quanto te, che te ne stai accovacciato a parlare con il tuo fido Frustalupi, di tattiche e di mosse azzardate, quando poi, ecco, forse… No, non cambi mai nulla. Mai un guizzo, mai un momento in cui sei padrone di una squadra che non ha quel qualcosa in più, quella magia che i tifosi percepiscono prima di chiunque altro. Non c’è scambio di emozioni, caro WM. Il tifoso medio chiede esattamente questo, nella vittoria e nella sconfitta. Chiede ossigeno, adrenalina, emozione. Tu, nel frattempo, parli con le bottiglie.

La disamina è dovuta, Mister, anche se dura e tagliente, e spero presto smentita.
Walter Mazzarri è una persona per bene, un lavoratore serio ed appassionato che ha rinunciato ad alcune cose importanti della vita per spianare la strada ad una carriera di alto livello. E ci rimarrà ad alto livello, io credo e gli auguro. Ma quando l’asticella è troppo in alto per un normale salto solo chi ha un dono riesce a cambiare modo di saltare.


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