Moto2? No grazie.

Moto2? No grazie.

L’Iter di un giovane pilota comprende normalmente il passaggio attraverso tutte le classi del motomondiale, partendo dal basso: si parte giovanissimi (fin troppo, a 14-15 anni il sottoscritto era ben più dedito ad attività illustri quali il tentativo costante di perdere la vista) dalla Moto3, si approda con un po’ di maturità in moto2 e si raggiunge con la maggiore età agonistica la MotoGP, eden di possibilità e imprese fuori dal comune.

Jack Miller non la pensa così. Il giovane diciannovenne Australiano, pretendente al titolo Moto3 di quest’anno (ma non ancora conquistato), non crede che la Moto2 serva per la sua crescita.

Alla base della sua scelta risiedono motivazioni comprensibili: le dimensioni fisiche del pilota, l’essere abituato a guidare moto di grossa cilindrata (come spesso avviene nella terra dei canguri), la voglia di bruciare le tappe e buttarsi subito nella top class. D’altronde il suo non è un ragionamento illogico: “Se tanto devo prepararmi alla MotoGP, allora perché devo passare per la Moto2? Tanto vale che salga subito su una Motogp”.

Troppo affrettato? Considerazione giusta. O no? C’è chi sostiene che passare direttamente alla MotoGP senza aver vinto il titolo mondiale in almeno una classe precedente non porti da nessuna parte. Dietro tale affermazione vengono sbandierati esempi indiscutibili come Valentino Rossi, Marc Marquez, Jorge Lorenzo, Giacomo Agostini. Mi piacerebbe di tutta risposta, però, tirare in ballo altri esempi: mi vengono in mente piloti come Dani Pedrosa, 3 titoli mondiali in 125 e 250; Andrea Dovizioso, 1 titolo in 125; Max biaggi, 4 titoli in 250; Loris Capirossi, 3 titoli in 125 e 250. Tutti piloti protagonisti della classe regina dal 1998 ad oggi. Cos’hanno tutti loro in comune? Non hanno MAI vinto un titolo 500 o MotoGP.

Non bastano come credenziali? Cambiamo punto di vista: prendiamo ad esempio addirittura altri australiani, come Miller: mi vengono in mente Casey Stoner, 2 titoli in MotoGP e Mick Doohan, 5 titoli (consecutivi) in 500. Cos’hanno in comune loro invece? Non hanno MAI vinto un titolo in una classe minore. I puristi diranno che Doohan arrivò al mondiale direttamente dalla superbike, ed è una considerazione vera (che a parer mio non toglie comunque nulla alla sua grandezza), ma non è lo stesso caso di Stoner, che attraversò 125 e 250 senza conquistare alcunché. Come afferma lo stesso Miller: “Chi si ricorda che Stoner non ha mai vinto il titolo della 125 e della 250?!”.

Non voglio lanciarmi in paragoni ancora impensabili, ma di sicuro Jack Miller ha avuto fegato, e gli auguro la stessa grandezza dei suoi compatrioti. Oramai bisogna fare i conti col presente e col futuro: la MotoGP ha creato un gap enorme tra le due classi inferiori e i tempi e i modi di ragionare dei giovani piloti (e dei loro manager) sono cambiati e si stanno evolvendo sempre più. Eh sì, perché se da una parte è Jack che ha deciso di saltare direttamente alla classe regina, dall’altra vuol dire che qualcuno gliel’ha permesso e l’ha sostenuto; nella fattispecie, la Honda.

Il colosso giapponese crede nel vivaio, e fa bene: la casa di Tokyo tiene sotto la sua ala protettrice già Scott Redding, il ragazzone inglese dal grande potenziale (neanche a farlo apposta, nemmeno lui ha mai vinto un titolo in moto2 o moto3) il cui passaggio in MotoGP è passato più inosservato. Con Miller invece la Honda ha aperto le danze in grande stile, esibendo il suo esperimento in tutte le finestre mediatiche possibili. Solo l’anno prossimo ci saprà dire se il test verrà superato.

Una cattedrale nel deserto? Non proprio. La Suzuki, rientrerà ufficialmente in classe regina nella prossima stagione, con la squadra Aleix Espargaró – Maverick Viñales. La particolarità? Viñales ha solo 6 giorni di differenza da Miller, e una sola stagione Moto2 (nemmeno terminata) sulle spalle. Ha però anche una spiccata capacità di adattarsi alla moto che guida, il che ha pesato sulla scelta finale dei piloti della casa di Hamamatsu, come attestata lo stesso team manager Davide Brivio: “Il pilota istintivo e talentuoso, che ha un forte spirito d’adattamento, può permettersi queste mosse. E Maverick è uno di questi”.

Fare pronostici sui due diciannovenni di Townsville e Figueres è un campo minato nel quale non intendo avventurarmi. Pensate a che effetto a catena si creerebbe se dovesse funzionare. Vedremmo eliminata la classe di mezzo? Spero che ciò non avvenga mai, da fedele sostenitore della (una volta gloriosa) quarto di litro. Ciò che conta è che a decidere le sorti del prossimo campionato, e di quelli futuri, potrebbe essere il futuro di due rookies, più che la faida per il titolo.



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