Natale sulla East Coast.

Natale sulla East Coast.

Si parla di NBA, si parla del lato attualmente meno nobile della NBA.
Da anni ormai la metà di Lega meno divertente, meno interessante, meno bella da vedere.
Insomma diciamocelo se vi capita di vedere una partita di Eastern Conference in piena notte potreste trovare meno soporifera la replica di Uomini e Donne su canale5.
La regola vuole ad Est franchigie più coriacee, più difensive, partite con punteggi più bassi e meno spettacolari ed in parte è valida ancora oggi, nonostante i bei tempi dei Bad Boys di Detroit siano andati e Larry Bird abbia appeso da decenni le Converse al chiodo.
Se la NBA non fosse divisa in due Conference nessuna squadra ad Est resisterebbe fino a Giugno, probabilmente nessuna tra queste è tra le prime 5 nel ranking assoluto ma volenti o nolenti, una tra loro si contenderà il titolo con la migliore ad Ovest.
Negli ultimi 4 anni nessuno è riuscito a contrastare il dominio dei Miami Heat.
Partiamo proprio da loro, il sole della Florida è sempre un bel motivo per restare, il caldo e gli agi di South Beach fanno gola a molti ma il Re ha abbandonato la nave.
E’ inutile girarci intorno, Lebron James ha lasciato un vuoto incolmabile dietro di sè.
E’ un gruppo che ha tanta esperienza di Playoffs dopo gli ultimi anni, ma chiedere ad un Wade eroico ma ormai sul viale del tramonto e ad un Bosh perfetto come terzo violino, un pò meno come primo di trascinare un’accozzaglia di giocatori ai fasti del passato è un’utopia.
Se pensi alla costa orientale pensi a New York, preferirei fermarmi qui, non vorrei girare il dito nella piaga, mi duole farlo, non è mai bello sparare sulla croce rossa, ma se proprio devo….
Il Madison Square Garden anche quest’anno sembra destinato ad ammirare una tragedia annunciata, 82 gare di sessione di tiro per il povero Melo, con un Bargnani oggetto sempre più misterioso, che nomino per solo spirito patriottico e con dopo lavoristi come Quincy Acy nello starting five è veramente tosta.
Nessuna invidia per il vecchio Phil Jackson ed il prode Fisher, spiegare il “Triangle Offense” a luminari del calibro di J.R Smith ed Amare Stoudmire non è uno scherzo ed il record (5-25) dopo un terzo di stagione è lì a testimoniarlo.
A Brooklyn se la passano un filino meglio, sia perchè fare di peggio sarebbe molto impegnativo, sia perchè le alternative ad Est sono davvero poche ma soprattutto perchè con il ritorno a livelli dignitosi di Deron Williams e Brook Lopez un posticino nella griglia dei PO ad Est dovrebbero afferarlo. Ma mi riservo il lusso di usare il condizionale. Non si sa mai.
Eppure qualche nota lieta in questo grigiore la troviamo, bisogna andare in Canada, in Ontario, a Toronto.
I Toronto Raptors stanno dominando la Eastern Conference con una facilità irrisoria, Drake a bordo campo gongola, Kyle Lowry sta giocando ad un livello da All Star Game, anche con Derozan momentaneamente ai box, Valanciunas e Ross sembrano giunti a definitiva maturazione, Sweet-Lou Williams riesce a spaccare le partite uscendo dalla panchina ed anche due fidanzate consenzienti al di fuori del parquet. Eroe.
Hanno vinto 22 partite su 29 da inizio anno e questi numeri son troppo importanti per essere frutto di una botta di culo. Li aspettiamo a Maggio.
Un tempo qualcuno mi disse che ad Atlanta in Georgia, patria della Coca-Cola, potevi trovare rubinetti pubblici della medesima in giro per le strade.
Naturalmente sarà una cagata pazzesca, un’illusione infantile che non voglio abbandonare.
Oltre a questo, da quelle parti hanno ultimamente altri motivi per sorridere.
21-7 e secondo posto ad Est.
La banda di Budenholzer, allievo di Pop, da anni sembrasulla strada giusta, mancando però sempre l’ultimo salto. Il caos interno alla dirigenza con bisticci da quinta elementare tra Gearon e Danny Ferry, con quest’ultimo beccato in deplorevoli commenti razzisti su Luol Deng hanno sconvolto l’ambiente.
Tuttavia il ritorno a pieno regime dell’ex Florida Horford, i passi in avanti di Millsap e Teague hanno contribuito a chiudere il cerchio. Forse e dico forse, ci siamo davvero questa volta.
Anche a Washington non manca davvero nulla, un back-court giovane,sfrontato e con tonnellate di talento con Wall e Beal, supportato da una vecchia volpe come Paul Pierce e da due pesi massimi direttamente dalla Polonia (Gortat) e dal Brasile (Nenè) sono garanzia di buoni dividendi e si vede.
Dovessi però darvi un nome ora per la principale erede degli Heat sul tetto della Eastern Conference?
Direi Chicago Bulls.
Rose è tornato, purtroppo è chiaro a tutti che sarà un Rose più sbiadito, ma cazzo è pur sempre Derrick Rose ed una città intera lo porta in spalle.
Liberarsi di un fossile come Boozer in cambio di un talento assoluto come Gasol è paragonabile ad un 13 al vecchio TotoCalcio, come beccare un over 3,5 tra Chievo Verona e Cesena al Bentegodi. Un colpaccio inenarrabile.
Aggiungeteci fosforo e grinta da un altro ex Gator come Noah, lampi da stella di prima fascia da parte di Jeremy Butler, segnali convincenti da Mirotic, Hinrich e Dunleavy ed il cocktail è servito.
Record del 50 %, squadra giovane e dinamica ad immagine e somiglianza del suo coach Jason Kidd.
La più bella sorpresa di questo inizio di stagione, i Milwaukee Bucks.
Brandon Knight sta prendendo le redini del gioco e la presenza del buon vecchio maestro in panchina ci dice più di qualcosa a riguardo. L’infortunio ha stroncato la stagione del mio personale Rookie of the Year, Jabari Parker, un augurio glielo devo fare perchè mi ha stregato lo scorso anno a Duke e sono stra convinto che siamo di fronte ad un potenziale Hall of Famer.
Come sono stra sicuro che i Bucks abbiano in squadra la reincarnazione dell’ispettore Gadget, si dice sia greco o forse mezzo greco e mezzo qualcosa d’altro, perdonate l’ignoranza e la pigrizia nel non andare a controllare su wikipedia ma è tardi.
Giannis Antetokounmpo. Questo sono andato a vederlo però sul Web, perchè la figura di merda non era dietro l’angolo. Era certa.
Braccia letteralmente chilometriche, potenzialità illimitate, acerbo, acerbissimo ma c’è tanto materiale e magari non quest’anno e nemmeno il prossimo ma quello ancora dopo ce lo ritroveremo nell’elite Nba, forse assieme ai suoi Bucks, a Jabari e magari con i vari Sanders, Mayo e Bayless che avranno saputo sfruttare la loro seconda chance nella lega, forse.. ma forse.. ma si!
In Ohio invece è pieno di vecchietti, fermi immobili, con le mani incrociate dietro la schiena che osservano e commentano, i classici vecchietti che soprassiedono ai lavori nei cantieri.
A parte simpatici stereotipi per altro validissimi, i Cleveland Cavaliers sono un cantiere a cielo aperto di dimensioni epocali e ad oggi (23 dicembre 2014) non so proprio dirvi che fine faranno.
Potenzialmente ingiocabili, potenzialmente una contender per il titolo fatta e finita, potenzialmente anche un flop assoluto, chi lo sa, chi può dirlo, son discorsi da Bar Sport, ma visto che ci piace tanto, facciamoli e chissenefrega!
I paragoni con gli Heat ovviamente si sprecano, in panchina non c’è più una marionetta come Spoelstra ma un genio assoluto come David Blatt, questo quando hai in squadra il giocatore migliore della Lega può essere un grande vantaggio come una fregatura tremenda.
Lebron James ai tempi di Miami pronunciò le fatidiche parole: “Rome wasn’t built in a day”.
Lebron James qualche mese fa pronunciò altre parole: “My patience isn’t endless”.
Se James si rende conto di aver scelto di tornare in un contesto pesante e stressante, di avere in squadra un talento in rampa di lancio come Irving ed una stella come Love con cui convivere e di dover dedicare il giusto tempo a questa costruzione, allora i margini sono illimitati.
Il supporting cast non è eccezionale ma è più che discreto, Varejao e Thompson sotto canestro non sono poi così male, a parte i capelli del brasiliano e Waiters può dare un forte contributo dalla panchina.
Ruota tutto intorno a lui, ovviamente e ci mancherebbe altro.
Le aspettative sono comunque alte perchè ha scelto di tornare a casa e ad ogni prestazione sottotono all’alba dei 30 anni alcuni parlano già di fase calante della carriera.
Mantenere la calma è l’imperativo, la domanda è, saranno in grado?
Se n’è scappato anche Rondo, forse la scelta giusta per i Boston Celtics che finalmente voltano totalmente pagina, il titolo del 2008 è un lontano ricordo, le carte d’identità dei ragazzi di coach Brad Stevens promettono bene anche se la post-season è ancora un miraggio.
Ad Orlando e Philadelphia due progetti giovani sempre ammirevoli ma poco intriganti per quanto riguarda la stretta attualità. Impossibile giudicarli ora.
His Airness pare abbia preso una cantonata pazzesca con l’arrivo di Born Ready e gli Charlotte Hornets hanno al momento pochi motivi per sorridere ed un record per nulla entusiasmante.
La caduta più fragorosa risponde però al nome di Indiana Pacers.
Il dramma, sportivamente parlando, dell’infortunio di Paul George sta condizionando pesantemente ambiente e risultati. La partenza di Stephenson non ha aiutato ed i 3 volte finalisti della Eastern Conference prevedibilmente non avranno più a che fare con Lebron e compagni a fine Maggio ma saranno comodamente seduti sul divano ad ammirare i rispettivi colleghi.
E’ di poche ore fà infine la notizia del taglio da parte dei Detroit Pistons di Josh Smith nonostante i 26 milioni ancora da versare nelle tasche del suddetto Smith. In questo mare di m… difficoltà, la speranza è che ci sia per lo meno più spazio per il nostro Gigione Datome.
Non è lo spicchio di lega che ci fa stare svegli la notte ma è comunque una fetta non indifferente della nostra amata NBA, e alle porte di Natale, era giusto analizzare un pò come se la passavano da quelle parti.
Passo e chiudo.



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