Noi inTRANSigenti?

Noi inTRANSigenti?

La libertà della persona è sacra, la felicità di ognuno lo è ancor di più… ma ricordiamoci sempre che non deve ledere gli altri….

“Palmi-Trento 3-1, domenica al palazzetto Mimmo Surace, la schiacciatrice brasiliana Tifanny Pereira de Abreu ha giocato 75 minuti, realizzando 28 punti con il 48% offensivo: 25 punti in attacco su 52 palloni toccati, un muro e due ace. Tradotto: una signora partita. Se Tifanny non fosse nata Rodrigo il primo gennaio 1970 dall’altra parte del mondo, sotto il Monte Sant’Elia oggi si parlerebbe solo dell’ottimo debutto nel campionato di A2 della straniera appena sbarcata in riva al Tirreno con la valigia piena di esperienza: Francia, Olanda, Spagna e Belgio però tra le fila di squadre maschili, incluso il Jtv Dero Zele-Berlare, il team della B belga dove Rodrigo ha completato la sua transizione verso il corpo che domenica ha monopolizzato l’attenzione di Palmi quasi quanto la festa di San Rocco. Esordire in casa, davanti a mille persone curiose della novità, certo ha aiutato.”

Riporto semplicemente delle parole che son su tanti giornali e pagine di pallavolo, ormai se ne parla ovunque e in questi giorni ci si divide tra chi “sta con Tiffany” e “chi no”, ma il punto non è Tiffany , nessuno è contro di lei ma l’esatto opposto, si contesta quello che lei sta combattendo probabilmente da tutta la vita e che la fa star male la “DISCRIMINAZIONE” (significato: Disparità di trattamento, in spregio a fondamentali principi di uguaglianza sociale e politica,razziale, mancato riconoscimento della pari dignità basato sull’origine o sul colore della pelle).

Ho letto molti articoli scientifici in questione perché in Italia ci son già state storie come la sua. Le cure ormonali e le operazioni l’avvicinano il più possibile alle caratteristiche fisiche di una donna ( sottolineo FISICHE: muscolari, organiche, antropometriche e quanto c’è di associato) ma purtroppo non esiste ancora la bacchetta magica e non si può agire al 100% su di esse, inoltre i tempi di azione di questo processo di cambiamento son legati a molti fattori variabili.

Non voglio fare una lezione sul cambiamento di sesso e su come avviene, basterebbe guardare le performance di Tiffany e la sua prestanza per capire che difficilmente una donna possa competere realmente con lei.

Ecco perché vi ho parlato di DISCRIMINAZIONE, perchè questo fenomeno sarà comunque in aumento e a rimetterci saranno tutte quelle donne che si son sempre allenate duramente per aumentare le loro capacità fisico-atletiche ma che non potranno competere con la genetica originaria.

illatob - Caitlyn Jenner

Siamo convinti che questa decisione sia positiva:
-Porterà Tiffany al centro di tante polemiche e questo farà davvero bene a lei che sarà contestata ancora di più e dovrà chiedere a se stessa ulteriore forza per superare tante altre difficoltà?

-Farà bene a tutte quelle pallavoliste che trovandosela davanti sanno che non potranno mai in nessun modo arrivare a certi risultati e di non poter competere?

Non facciamo sempre i perbenisti e quelli dalla mente aperta se poi facciamo una discriminazione al contrario, una donna rispetto a lei è inferiore e ripeto che il problema non è un’eccezione ma un eventuale fenomeno in aumento.

Detto questo credo che Tiffany non sarà meno donna se non le fosse permesso di giocare in questo campionato, non sarà meno bella, sensibile o tutto ciò che ha sempre desiderato essere.

Nessuno vuole privarle di poter esser finalmente se stessa, semplicemente non prendendo a pallate i sogni e l’impegno degli altri, nessuno ce l’ha con Tiffany e dispiace che debba sobbarcarsi di un peso che poteva esser gestito diversamente.

IN BOCCA AL LUPO TIFFANY


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3 commenti

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  1. fucosan
    fucosan 21 febbraio, 2017, 19:49

    E’ proprio per questo che chi di dovere nell’ambito sportivo in generale deve prendere al più presto questa difficile decisione, questo può succedere in tutti gli sport!!!!!

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  2. andrea
    andrea 21 febbraio, 2017, 23:01

    eh si ma non ha 47 anni è dell 84…

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  3. Bruna Mercati
    Bruna Mercati 22 febbraio, 2017, 20:34

    Condivido la tua opinione, Silvia. Doveroso rispetto per chi fa una scelta difficile e sicuramente traumatizzante, ma anche tutela per chi non può combattere ad armi pari contro un’avversario geneticamente non omogeneo.

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