quando una stella muore

quando una stella muore

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Giorgia cantava cosi nel salutare il “suo” Alex Baroni… ma queste son le prime parole che mi son passate per la mente nel leggere dell’incidente tra due elicotteri avvenuto in Argentina, a La Rioja, dove hanno perso la vita la nuotatrice olimpica dei 400 stile libero Camille Muffat, la velista Florence Arthaud e il pugile Alexis Vastine oltre ad altre sette persone.
La Francia piange le sue vittime e lo sport transalpino e internazionale riecheggia di vuoto.
Forse sto osando nel scrivere un articolo riguardante la morte, una cosa sempre troppo grande e incomprensibile ai nostri occhi, nel massimo rispetto di ogni persona che ha perso la vita, quando succede ad uno sportivo i pensieri vagano a tutta quella che è la nostra quotidianità.

Immagino Camille che si sistema gli occhialini e come fanno sempre i nuotatori si china a bordo vasca per bagnarsi mani e spalle, immagino Florence con la muta e i piedi nudi sulla sua barca a vela immersa in un paesaggio bellissimo, immagino Alexis con il volto sudato e provato che si toglie il paradenti.

Non ci saranno più le mani di Camille con la pelle intorpidita per le troppe ore in acqua, quelle dolenti di Alexis dopo un incontro o i calli sui palmi di Florence per comandare la vela.

Uno sportivo a livello mondiale come loro ha dovuto superare se stesso e gli altri tantissime volte, ha dovuto portare il suo fisico e la sua mente a dei limiti davvero alti, ore di allenamento e sacrifici, soddisfazioni e sorrisi.

C’è qualcosa nello sport che sa di immortale, di infinito, come quando passano per caso delle immagini di Senna o Pantani e tanti altri, c’è qualcosa in chi fa sport che a mio avviso resta nell’aria di questo mondo e non se ne va.

E anche questa volta il minuto di silenzio dedicato a loro che verrà osservato in molte gare sarà una stretta al cuore.

Buon viaggio campioni.



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