Snooker – non è un biliardo per vecchi

Snooker – non è un biliardo per vecchi

Lo sport più logorante? C’è il rischio che si giochi in panciotto e farfallino.

Perchè se nel calcio difensori e punte arrivano bellamente a 36-37 anni (senza parlare dei portieri), nel basket (togliamo gli estremi e lasciamo stare il mio personalissimo Mito John Stockton a 41 anni intonso da infortuni) andiamo sulla stessa lunghezza, e se nel ciclismo ormai il meglio di te lo dai dopo i 30, nello Snooker a 30-32 anni può cominciare (salvo le solite disarmanti eccezioni, invero più frequenti con le nuove generazioni e i nuovi allenamenti) la fase calante. Snooker? E che è?

Biliardo. Niente di più di un fantastico emozionante gioco di serie che gli inglesi, popolo curioso, ha esportato per tutto il suo (ex) Impero.

Il biliardo uno sporto logorante? Dio benedica Eurosport, se l’avete anche solo intravisto (dal 2003 credo si sta mostrando in palinsesto con frequenza e risultati non scontati) potete già esservi fatti un’idea, e non prendermi per matto.

Avete presente il biliardo che giocano i vostri nonni o genitori all’Acli tra il calicino di bianco e un filotto di prima passata ai 5 birilli (gioco nobilissimo e di angoli, invero), o le sfangate disperate  a gomito alto che tirate ogni tanto il venerdì sera tra amici quando giocate a “mezze e piene” in coppia con le morose? Ecco, dimenticate tutto.

Altri-Sport-Snooker

Lo snooker è uno snervante gioco di serie giocato su un immenso tavolo a 6 buche, vi assicuro che dal vivo (ce ne sono pochi in giro ma sul milanese ne trovate) fa veramente impressione, sono 12 piedi per 6 per rimanere anglosassoni finanche nelle misure. Si gioca tendenzialmente poco di sponda, si va per le imbucate, alternativamente una rossa (sono 15 sul tavolo) e una colorata (sono 6) che se imbucata viene messa di nuovo nella sua posizione originale. Massimo punteggio in serie possibile è il 147, rossa e nera sempre e poi ripulitura dei colori in ordine, con ultima la nera, senza mai sbagliare, lasciando seduto l’avversario a guardare.. una rarità… provate voi a guidare la vostra bianca su una distesa verde di quel genere, a metter dentro una rossa, trovarvi una nera o una rosa impallata e risalire dall’altra parte per prendere un colore lontano e che per giunta vale meno.. c’è da impazzire.. anche perchè appena sbagli, essendo un gioco di serie, se ti sei messo tutto bene bene apposto le tue rosse, appena sbagli dicevo sei assolutamente morto.. e il frame (il set, ma il termine giusto è frame) è andato. Stressante, faticoso, lunghissimo.. quasi estenuante.

Estenuante perchè tattico, perchè prima di imbucare dalla distanza è bene pensare a difendersi, senza per forza calare uno snooker (il nome del gioco deriva dalla ipotetica difesa dietro biglia che non puoi colpire, un colore quando devi prendere una rossa per semplificare, come la steola di pallino nel biliardo all’italiana per semplificare ancora di più o forse no). Possono passare interminabili minuti tra giocate di fino, difese e corse sfrenate della bianca che sfiora i bordi della buca prima di vedere una palla in buca. Un frame che dura un buon quarto d’ora è normalità. Tra applausi scroscianti, perchè anche una gran difesa va applaudita. E di pubblico che ti applaude ne trovi eccome.

Il sistema nervoso è sollecitato, il fisico pure. Io non capisco come facciano a non avere il mal di schiena. Probabilmente ce l’hanno, ma non lo dicono. A parte qualche torneo sprint, si gioca alla distanza. La finale del campionato del Mondo (ma i tornei di livello sono moltissimi, negli ultimi anni anche e sempre più in Cina) si va al meglio dei 35, dicasi, 35 frame. Si parte il sabato, si gioca la domenica in distinte sessioni e se non basta si va, fino alla benedetta 18sima partita per il vincitore. E’ un estremo, ma già le partite al 19 son delle autentiche maratone, per atleti. Atleti e giocatori very british, impeccabili, cravattino e panciotto, ma sfiniti.. allucinati nello sguardo, distrutti da una rossa che balla sul ganascino della buca d’angolo, da un kick imprevedibile, da un rimpallo che ti spiazza tutto e devi ripartire, a cercar la difesa dall’altra parte del tavolo.

Certo, c’è da dire che lo stress è ampiamente ripagato. I primi del mondo sono delle Star, qualcuno anche Uomo Copertina. Spesso insigniti delle più alte onorificenze dell’Impero, of course. Ed anche economicamente non se la passano male: sempre parlando del Mondiale nel mitico Crucible di Sheffield, chi vince si porta via la beltà di 250.000 sterline. Non male, mentalmente inconcepibile per noi che pensiamo al biliardo come sport di nicchia; ma d’altronde sono professionisti, e di quelli che si bruciano presto. A 30-32 inizia la discesa, inesorabile, anche solo per il mal di schiena.

 



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