Wild Wild Dennis!

Wild Wild Dennis!

La Corea del Nord è il classico spicchio di globo che per noi occidentali è troppo lontano per preoccuparsene.
Secondo Amnesty International e Human Rights Watch, qui il rispetto dei diritti umani è tra i più bassi al mondo ed il livello di corruzione della classe dirigente è tra i peggiori ad oggi, al pari di Afghanistan e Somalia per rendersi conto.
Qui si tratta formalmente di una Repubblica Socialista a partito unico che lasciando da parte gli eufemismi, racconta di una semi-dittatura, con campi di prigionia, ateismo di stato, e statolatria a livelli Staliniani.
Ci sembra roba medievale, invece è tristemente attuale.
Dai tempi del 33° presidente degli Stati Uniti, Harry Truman, la Corea del Nord è nemica degli States, dai tempi della Guerra di Corea (1950-1953), nella quale alleati della Corea del Sud, gli americani combatterono i nordcoreani sostenuti dai sovietici, da 60 anni, Nord Corea significa tutto quello che la Casa Bianca rifiuta, tutto ciò che combatte e rifugge.
Dennis Rodman probabilmente non sa tutto questo, o forse non se lo ricorda, o molto più probabilmente lo sa, ma non gliene frega assolutamente niente.

Rodman Kim[4]
Già proprio lui, Il Verme, quello che ricorderete per tatuaggi, piercing e capelli con colori da infarto assicurato per mamme e nonne, ha definito “Amico Fraterno”  Kim Jong-un, leader de facto della Corea del Nord.
Tutti i paesi occidentali, con poche eccezioni, hanno un obbligo di embargo nei confronti della Corea del Nord però nemmeno questo sembra interessare a Dennis, che autoproclamatosi ambasciatore di pace, ha stretto rapporti di amicizia e fratellanza con il capo di questo paese, litigando apertamente con chi (vedi la CNN) lo ha stuzzicato riguardo l’argomento, organizzando in tutta risposta eventi benefici a Pyongyang con altre ex-stelle NBA.
Non vi chiedo di provare a tratteggiare i contorni di questo personaggio perchè sarebbe un compito troppo arduo per chiunque.
Non è pensabile racchiudere così tante sfaccettature, così tante stranezze, così tanta follia in un solo corpo (seppur di discrete dimensioni), non sarebbe affatto possibile, se solo non esistesse Rodman.
Questo è stato in grado di vincere Titoli NBA da assoluto protagonista, di portarsi a letto Carmen Electra e Madonna e di partecipare ad un Reality di Wrestling con Hulk Hogan nel breve volgere di 10-15 anni. Un’icona assoluta.
Cercheremo di chiudere un occhio, anche uno e mezzo sul personaggio Rodman, per poter analizzare il Rodman giocatore.
La sua parabola professionistica ha inizio a Detroit, scelta quasi casuale dei Pistons al secondo giro, una scommessa a basso rischio, una scommessa vinta ampiamente, premiata da due anelli Nba a fine anni’80. 

Nell’NBA di Larry Bird, Magic Johnson e di un giovane Jordan, i Bad Boys di Detroit dettano legge, magistralmente orchestrati da Isaiah Thomas, con Joe Dumars e Bill Lambeer (visto in Italia a Brescia) vincono due anelli consecutivi (1989 e 1990), prima di cedere il passo all’ascesa del 23.
Rodman fa parte, anima e corpo di quei Pistons, nè rappresenta più di tutti l’essenza.
Gioco duro, durissimo, un gioco dove letteralmente “non si fanno prigionieri”, dove non si indietreggia mai di una virgola, un basket che visto oggi sembra oltremodo violento, un basket perfetto per Rodman, che nel giro di pochi anni diventa il miglior difensore della NBA, ed inaugura la prima di sette stagioni consecutive alla guida della classifica dei migliori rimbalzisti.
In queste sette stagioni controlla i tabelloni come nessun altro nella lega, nonostante rasenti a malapena i 200 cm e sia sottodimensionato per il suo ruolo, e lo fa per 3 squadre NBA.
La seconda di queste sono i San Antonio Spurs, dove permette all’Ammiraglio David Robinson di concentrarsi sulla fase offensiva (vincerà il premio di miglior realizzatore) e dove si segnala per un chiacchieratissimo flirt con Louise Veronica Ciccone, nota ai più con il nome di Madonna, già proprio lei, la Material Girl.
E’ l’alba del nuovo Rodman, lasciata Detroit, diventa letteralmente una scheggia impazzita.
Continua a fare come nessun altro il “lavoro sporco” ma è l’inizio del Verme come lo conosciamo noi, il corpo si ricopre di tatooes, i capelli saranno di qualsiasi colore che vi possiate immaginare, ma mai del loro colore naturale.
Nel 1995 l’occasione della carriera, Jordan è tornato e Phil Jackson lo vuole ai Chicago Bulls.
E’ la prima di tre stagioni che resteranno nella leggenda, record di vittorie tutt’ora imbattuto, secondo three-peat, tre titoli consecutivi, le dita di una mano sono complete, per la quinta volta sul tetto della NBA.
Phil Jackson parlerà di lui come del più grande atleta che abbia mai allenato e questo ne ha allenati di discreti.
Ai Bulls sono 3 anni intensi, 3 anni di risse, di gomitate, di tuffi, di calci a poveri camera-men indifesi, di spettatori delle prime file travolti più o meno volontariamente, di rimbalzi, di palle recuperate quando di possibilità di salvataggio non ce n’erano proprio, 3 anni di Rodman nella sua massima espressione.
Prima di ritirarsi passerà anche tra Los Angeles, sponda gialloviola, e Dallas, e giusto per non farsi mancare nulla si segnala anche in Messico, Inghilterra e Finlandia.
Il suo discorso davanti alla platea della Hall of Fame è commovente, con il maestro Jackson alle spalle come un padre con il proprio figlio, lui così lontano dai canoni del buon costume, elevato nella storia del gioco al pari dei più grandi.
Ricordo ancora i miei primi anni di pallacanestro, e ricordo nitidamente come molti bambini miei coetanei oltre alla ovvia 23 indossassero anche la 91 dei Chicago Bulls.
Dennis Rodman è stato un’icona come pochi altri giocatori suoi contemporanei, certamente in questo ha avuto un peso decisivo la sua stravaganza e la sua unicità, ma non è stato solo questo.
Doti atletiche spaventose ma non così fuori dal comune in una lega dove l’andare oltre le ragionevoli umane possibilità è la regola, semplicemente aveva più voglia, più fame degli altri, sapeva che il suo scarso talento doveva essere compensato da altro.
E lui di questo “altro” ne aveva più di tutti. Su questo “altro” ci ha costruito una carriera. Con questo “altro” è finito nella Hall of Fame. A braccetto di questo “altro” ha vinto 5 titoli NBA.

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L’amicizia con il dittatore nordcoreano amante della pallacanestro è solo una delle tante pillole che si possono estrarre a milioni dalla sua biografia, è stato attore, è stato un wrestler professionista, è stato un cantante, è stato essenzialmente se stesso.
Selvaggio come nessun altro, tosto come pochi, impossibile da replicare, like no other. Semplicemente Dennis Rodman.
Passo e chiudo.



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